lunedì 22 febbraio 2010

Una storia..

La nostra.
Dall'Africa alla Maremma, passando per il Sudamerica.. Non è una presentazione aziendale, ma la pagina di un diario, da condividere con coloro che desiderano andare "oltre le etichette" e su per le nostre vigne, risalendo sino ad arrivare alle sorgenti che alimentano tutto: la passione e l'energia.


E' la storia di una famiglia che ha sempre amato l’Agricoltura e la tecnica, la città e la campagna.. Amore per la terra, ma aperti all’avventura, alle nuove esperienze, alla tecnica da sposare con la tradizione. Sempre alla ricerca dell’equilibrio nell’innovazione.
Vercellesi nei secoli addietro, poi torinesi, ma anche portofinesi e maremmani passando per l’Africa, Roma, il Chile, la Colombia.
Nonno Corrado, giovane ingegnere elettrotecnico, andò in Africa Orientale con la sua impresa. Lo raggiunse Nonna Mima e lì nacque Pepi che non fece in tempo a conoscere l’Africa. Peccato.
Ritorno a Roma e a Torino, ancora legati alle risaie del Vercellese, ma con la passione per la vela e Portofino.

Alla fine degli anni ’50 Nonno Corrado e Pepi scoprono la Maremma. E’ una terra lontana per chi lavora a Torino, ma affascinante e merita tanti sacrifici. Una terra stupenda, ancora selvaggia e poco popolata, dal cielo limpido, con un mare incontaminato, con stupende isole.
A Nonno Corrado ricorda l’Africa e a Pepi e a Marcella in seguito ricorderà i grandi spazi del Sud America. Una terra meravigliosa in tutte le stagioni.
Una primavera precoce e luminosa per chi viene dal Nord, un’estate assolata rinfrescata dalle forti brezze di Maestrale, stupende per veleggiare. Un autunno intenso in campagna e poi la caccia.
Il cinghiale, i maremmani, le cacciarelle, le tele alle folaghe, il paradiso terreste.. E infine l'inverno, corto e mite. Quattro vere stagioni che variano la tua vita, che cadenzano il tempo.

Inizia la prima avventura del vino di Corrado e Pepi, e poco dopo di Marcella, alla Fattoria il Casalone. Siamo agli inizi degli anni ’60.Dopo aver constatato che la zona già nel vecchio catasto Leopoldino del 1817 (Leopoldo Lorena GranDuca di Toscana) era coltivata a vigneti,si decise di piantare dei nuovi. Sarà un’esperienza importante che ha di fatto guidato le scelte di oggi. Accanto ai classici San Giovese ,Trebbiano e Ansonaca, si decise di sperimentare vitigni nuovi per la zona : Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Vermentino potenzialmente più adatti a ambienti dove si sente la presenza del mare.
Specialmente i Cabernet erano sconosciuti ( gli Incisa iniziavano in quegli anni dando vita al famosissimo Sassicaia ). Lì si formarono i giudizi e le valutazioni che ci hanno spinto alle scelte di oggi.
Tra l’inizio dell’una e quella di oggi ci sono quarant’anni,vigneti che invecchiano,Pepi sposa Marcella ( di famiglia napoletana di origine spagnola ) ma anche tanto lavoro ed esperienze fuori dalla campagna.
Pepi, con Marcella e il piccolo Corrado, va in Sud America. Realizza in Chile e in Colombia stabilimenti per la produzione di cavi elettrici. In Chile (sono i primi cavi telefonici in assoluto prodotti nel paese ) osserva vigneti con una grande tradizione francese e tanta eccellenza.
Successi industriali, i deserti del Nord, le foreste del Sud, il vino del Centro e poi la Colombia, altra avventura industriale.
La Colombia…nasce Diego. Paese dalla natura di rara bellezza, territori variegati, ma sempre di una vastità immensa. Ma i Nonni, Torino, la Maremma, il lavoro chiamano…E’ ora di tornare.

Il lavoro industriale è sempre più intenso e Marcella (nella foto) decide di frequentare la scuola agraria di Caluso diplomandosi esperta viticoltrice e cantiniera. Il primo vino in bottiglia, le varie etichette…
Nuovi impegni di lavoro (la carta), i vigneti invecchiati, a malincuore la decisione di cessare con le vigne.
Che tristezza vedere quei campi senza più le vigne…ma la promessa a se stessi: un giorno torneranno!
Il lavoro cartario assorbe troppo, gli impegni si moltiplicano,le sfide crescono, il gruppo triplica la produzione,si raggiungono record mondiali,gli sviluppi tecnologici affascinano. Arrivano anche dei riconoscimenti importanti:la nomina a Cavaliere del Lavoro, la Presidenza della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici di Torino, la nomina nel Consiglio del Museo del Nazionale del Risorgimento.
Ma come si intravede un po’ di calma…bisogna mantenere la promessa : i vigneti !! Come far esprimere al territorio (terroir) il suo meglio? Dai tempi di Leopoldo di Toscana i progressi agrari e tecnologici sono stati immensi.

Mettiamo a frutto l’esperienza del passato coniugandola con la grande professionalità di Federico Curtaz. Tutti con la stessa passione: il miglior vino. E così analisi del terreno,discussioni sui vitigni e sui cloni da scegliere, sui sesti d’impianto..
Si parte: circa 6000 piante per ettaro, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, poco Sangiovese, Vermentino e Viogner. A settembre 2005 arriviamo alla prima vendemmia del Cabernet S. con il Petit Verdot. Il buon tempo di maremma non ci ha tradito… Anzi ci ha dato la sua prima benedizione!

Oggi in barrique abbiamo il TEST NUMBER ONE : Il Cucchetto 2005

Diario di Pepi Lignana
Orbetello, dicembre 2005

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